Consapevolezza e spiritualità

Consapevolezza e spiritualità

 Risposta di Hal Stone ad una lettera inviatagli

(Traduzione di Franca Errani Civita)

 

Egregio Dottor Stone,

ho seguito il Suo lavoro e sto usando il Voice Dialogue. Sono molto grato del lavoro che Lei e Sidra avete creato, mi ha guidato in spazi e ha iniziato per me una crescita a cui non mi sarei mai aperto. Io studio Musica all’Università e credo che il mio scopo più alto nella vita sia di esprimere la divinità e le ispirazioni ad una evoluzione consapevole attraverso la musica.

Vi è un tema che da un po’ di tempo mi sta turbando. Una delle sfide più costanti e importanti è come abbracciare ed equilibrare le energie terrene con quelle spirituali. I miei modelli ispiratori nel cammino dell’approfondimento della consapevolezza spirituale sono persone come Nisargadatta e Ramana Maharshi. Tuttavia vi è un fatto che mi preoccupa riguardo alla loro condizione… ed è che molte persone illuminate sono morte di cancro.

Che cosa indica ciò? Le confesso che ora sto cercando di ispirarmi a persone che hanno abbracciato sia la loro spiritualità che la loro fisicità, che hanno approfondito la coscienza spirituale pur restando attivamente partecipi alla vita. Credo che se ascolto solo i miei sé spirituali in qualche modo tento di scappare dalla mia vita sulla terra. I miei sé spirituali dicono di avere fiducia nella vita, non si tratta di fiducia cieca, la vita risponde. Ma alle spese di negare la mia individualità. La migliore soluzione che mi viene in mente è di abbracciare un sé che onori la coscienza più elevata delle energie spirituali ma che al tempo stesso consideri e abbia cura della mia partecipazione individuale alla vita sulla terra.

Può darmi qualche suggerimento?

Grazie, Rick
RISPOSTA DI HAL STONE:
Caro Rick,

la tua domanda è una di quelle con cui molte persone lottano al giorno d’oggi. Perché Dio ha creato il pianeta Terra e lo ha popolato di esseri umani? Se lo scopo fosse solo di esprimere il nostro amore del Divino, allora perché darci un corpo e un impulso alla vita, alle emozioni e alla sessualità? Se non dovessimo preoccuparci di tutte queste cose, potremmo esprimere la divinità per tutto il tempo senza grossi problemi. Sembra dunque evidente che Dio abbia qualcos’altro in mente – un grande esperimento – uno che probabilmente non era mai stato tentato prima.

Vi è una barzelletta che mi è arrivata recentemente attraverso Internet: Dio va da Adamo e gli dice: “Adamo, ho due doni meravigliosi per te. Sei davvero un uomo fortunato, e io ti benedico con tali doni! Tuttavia, vi è un problema”.

Adamo è felice di ricevere i doni e gli chiede immediatamente di cosa si tratti, senza pensare per nulla al problema.

Dio gli risponde: “Uno dei doni che ti darò si chiama la Mente. Con essa, tu potrai pensare e pianificare e ragionare e organizzare e avere scelta, e vivere una vita nel controllo e nell’ordine”. Adamo era deliziato da questo primo dono, poi chiese a Dio qual era il secondo. E Dio gli disse: “Il secondo dono che ti faccio lo chiamerò il Pene. Con esso tu potrai portare immenso piacere e gioia a te stesso e agli altri, e sarai anche in grado di perpetuare la razza umana!”.

Adamo era affascinato da entrambi i doni e disse a Dio: “Non posso ancora credere che mi offri due doni così meravigliosi. Tuttavia non capisco--- Tu mi hai detto che c’era un problema. Qual è il problema?”

E Dio parlò di nuovo ad Adamo e gli disse: “Ah, Adamo, il problema è che, benchè io ti abbia dato questi due doni meravigliosi, tu sarai in grado di usarne uno solo alla volta, di qui a tutta l’eternità!”

E questo è l’esperimento che Dio ha creato per noi. Abbiamo ricevuto, da una parte, il software divino con tutto questo desiderio di innalzare la natura, un desiderio di bellezza e di servizio. E dall’altra parte abbiamo ricevuto un pene, un corpo, delle emozioni, delle relazioni, una vita istintuale e una psicologia molto complessa. Che potente paio di opposti! Abbiamo lottato con questi opposti per migliaia di anni.

La nostra soluzione, in genere, è stata quella di definire “negativo” il corpo, le emozioni e gli istinti, e chiamare positiva l’altra parte. In questo modo arcaico di pensare a Dio, diventiamo molto giudicanti ed etichettiamo come cattivo tutto ciò che concepiamo come “cosa non di Dio”.

Il problema è che questa separazione, questa storica dicotomia cui siamo andati dietro come cani al guinzaglio per secoli e secoli, non può più essere risolta in questo modo. La riconciliazione deve arrivare da individui che possono imparare a vivere la loro vita sostenendo la tensione tra queste due realtà.

Ed è così che appare una nuova razza d’uomini sul pianeta, persone che rifiutano di vivere questa dicotomia nel vecchio modo. Per queste persone, tutto è Dio: le tue relazioni, il tuo corpo, la tua violenza, la tua intolleranza, il tuo orgoglio, la tua capacità di amare e la tua compassione, la tua rabbia, il tuo servire l’umanità, la tua creatività. Nulla è da giudicare. Invece possiamo imparare a riconoscere che tutto ciò è Dio e che non vi è nulla da lasciare da parte, non più.

Possiamo imparare a stare tra questi opposti e tenerli entrambi nelle nostre mani; possiamo imparare a camminare attraverso la vita tenendo la realtà di Dio in una mano e il serpente della terra nell’altra; tenendo Cristo in una mano e Satana nell’altra. Siamo tutti microcosmi del macrocosmo. Tutto è in noi – ogni cosa nel mondo è in noi, tutta la luce e tutto il buio sono in noi e dobbiamo imparare a vivere con tutto ciò. E questo è un dannato impegno!

C’è un’altra storia che mi viene in mente. Baal Shem era un famoso capo Ebreo nel 18° secolo. Un giorno i suoi discepoli andarono da lui e gli dissero che un famoso insegnante stava tenendo una lezione nella città vicina e che volevano andare a sentirlo. Egli diede volentieri il suo permesso ed essi gli chiesero:

“Maestro, puoi aiutarci? Come possiamo riconoscere se è veramente saggio?”. Baal Shem pensa per un po’ e poi dice ai suoi fedeli discepoli: “Mentre parla, a un certo punto, chiedetegli: come possiamo liberarci del demone del potere?” I discepoli danzarono per la gioia, ma poi si resero conto che egli aveva dato loro una domanda, senza fornire alcuna risposta. Così chiesero: “Maestro, la vostra domanda è molto buona, ma qual è la risposta?” “Ah – disse Baal Shem - se ve ne dà una, è un imbroglione!”.

Vi è l’oscurità e vi è il potere, e cercare di essere un essere umano amorevole non risolve il problema. Cercare di essere amorevole e compassionevole aiuta soltanto a sviluppare il più gigantesco monte di immondizia nell’inconscio di tutti noi. Invece di cercare di essere amorevoli, possiamo accettare lo scopo di un processo di consapevolezza che va avanti per sempre.

Un processo di consapevolezza abbraccia la luce e l’ombra e riconosce che entrambi sono reali e che entrambi sono dati da Dio.

Invece di cercare di essere spirituali, perché non darci l’obiettivo di diventare coscienti?

Io non sono un insegnante spirituale! Io sono un insegnante psicospirituale. La mia visione è di imparare ad abbracciare e a sostenere nelle mie mani tutti i diversi sé e tutte le possibili esperienze che sono in me o che sono disponibili a me. Come potrebbe essere imparare a creare una musica cosciente, una musica che si estende nella vastità che esiste tra la luce e il buio? Come potrebbe essere una musica che permetta agli Dei della luce e agli Dei dell’ombra di danzare insieme sotto la tutela della bacchetta della tua propria creatività… Come potrebbe essere imparare ad orchestrare la danza di tutti i sé! La mi convinzione sincera è che questo è ciò che Dio vuole da noi.

Ho visto centinaia di malati di cancro nella mia professione. Non voglio iniziare a parlare delle cause del cancro, è un tema troppo complesso. Tuttavia questo posso dire dalla mia esperienza: il rinnego della nostra vita istintuale ha delle gravi ripercussioni fisiche. Quando vedo qualcuno che vive nel rinnego della propria istintualità, io temo il cancro. E penso che questa preoccupazione sia fondata.

In tutti i campi, i maestri esistono per insegnarci il cammino in quel particolare campo. Quando io studiavo Aikido, prima di ogni lezione mi inchinavo al mio maestro. Io non mi inchinavo per via della sua personalità o del suo sviluppo spirituale o della sua consapevolezza. Io mi inchinavo perché era un maestro di Aikido. Io mi inchinavo davanti al mio insegnante di body-work perché era un maestro del lavoro neo-reichiano. Fai tesoro dei maestri che hai onorato perché sono maestri di spiritualità. Non sono maestri di consapevolezza. Essi ci aiutano a ritrovare la nostra natura spirituale perché nella maggior parte delle nostre vite essa è mancata. Essi non mi possono aiutare con il mio matrimonio e neppure a crescere figli o nipoti, né mi possono insegnare come gestire la mia libidine. Io sono profondamente grato a tali maestri, in cui posso riposare quando ho bisogno di nutrimento spirituale o quando vado troppo lontano da Dio. Io mi inchino alla loro maestria sul cammino che hanno scelto. Ciò è una parte di quello che abbraccio, ma solo una parte.

Molti anni fa una voce parlò ad una donna durante una visione che le arrivò in un periodo in cui stava lottando con i temi con cui tu stai lottando ora. La voce le disse: “Vi è la luce e vi è l’oscurità. Non puoi spegnere il buio, ma puoi accendere la luce!”. Abbiamo speso fino troppo tempo nel tentativo di spegnere il buio. Non può essere fatto!

Ci vuole un grande coraggio ad accettare questo percorso e certamente non è per tutti. E neppure si devono giudicare gli altri cammini. La vera luce della consapevolezza non viene dal “cercare di essere” ma piuttosto dal vivere la vita, accettando quello che c’è, sganciandosi da ogni sé, imparando a portare tutto con te in questa lunga e notevole avventura che chiamiamo vita.

In ogni modo, ti raccomando di continuare a comunicare nel forum del nostro sito. Ci sono splendide persone che si scrivono attraverso di esso e penso che ti potrai sentire molto nutrito dalle loro risposte.

I miei migliori auguri,

Hal Stone

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