La malattia come maestro

La malattia come maestro

INTRODUZIONE

Se di qualcosa possiamo essere certi nella vita è che, prima o poi, ci capiterà di ammalarci e, ancor più di sicuro, che a un certo punto moriremo. La malattia e i nostri sentimenti per la morte ci condizionano in diversi gradi e in vari modi. Prendere un raffreddore non ci destabilizza più di tanto. Ammalarsi di cancro, al contrario, è un evento di enorme portata capace di cambiarci la vita.

L'attività medica si è sviluppata storicamente a partire dall'idea di liberare la persona dalla malattia e ancora oggi si fonda su questo obiettivo. In base a tale modello si ricerca il medicinale più appropriato e il trattamento più indicato al fine di eliminare il sintomo.

Essendomi ammalato molte volte ho potuto apprezzare questo approccio e l'aiuto che ho ricevuto dai medici nel liberarmi dai sintomi, più o meno gravi, che si sono manifestati negli anni. Tuttavia ho imparato che liberarsi dai sintomi non è tutto, perché la malattia ci dà anche una straordinaria opportunità per guardare più profondamente in noi stessi. Col giusto approccio qualsiasi malattia può diventare per noi un grande maestro. 

La medicina olistica o alternativa è parsa inizialmente distaccarsi dal modello suddetto. Tuttavia, in realtà, la maggior parte di coloro che oggi la praticano sono anch'essi focalizzati sull'obiettivo di liberarsi della malattia. Per più di trentacinque anni ho fatto ricorso a professionisti della medicina alternativa e provo molta gratitudine per loro e per le molte tecniche di guarigione che hanno faticosamente sviluppato. Posso dire di avere utilizzato sia la medicina tradizionale che quella alternativa in molte occasioni. Ma c'è qualcosa che il modello in questione non considera e del quale voglio parlarvi in questo articolo.

LA MALATTIA GRAVE

Quando ci ammaliamo gravemente tale esperienza ha, di solito, un impatto molto forte su di noi in quanto ci pone di fronte alla possibilità di morire, alla perdita del controllo su di un arto, a una menomazione fisica o a un malessere cronico.

Molte persone prendono un aspirina quando hanno il mal di testa. Non li biasimo! Anche quando il mal di testa diventa cronico è possibile che continuino a prendere l’aspirina essendosi fissati sull'idea di liberarsi dai sintomi.

Altre persone, tuttavia, iniziano a porsi delle domande: "perché ho mal di testa così di frequente? Mi capita sempre quando lavoro molto o faccio attività che richiedono una forte concentrazione! Sto spingendo troppo? La mia ragazza dice che esagero…".

Queste persone fanno un passo indietro rispetto al sintomo e iniziano a comprendere che la malattia potrebbe avere un significato. E' possibile che continuino a cercare di liberarsi dal sintomo visto che i due approcci non sono necessariamente alternativi. La loro attenzione, tuttavia, è sempre più focalizzata sul significato della malattia e sull'insegnamento che essa sta dando.

Negli anni '70 ho fondato e diretto a Los Angeles il Center for the Healing Arts che si occupava della ricerca e dell'insegnamento in materia di medicina olistica. Jeanne, una donna di cinquanta anni, venne al centro in cerca di aiuto. Insistevamo che tutti gli utenti del centro fossero sottoposti a cure mediche e che le loro condizioni fossero seguite da medici. Da parte nostra ci rendevamo disponibili a lavorare con modalità diverse nel caso in cui avessero voluto esplorare il significato dell'esperienza del cancro nelle loro vite. La sua malattia aveva preso la forma di un grave melanoma nella zona dell’inguine e stava crescendo rapidamente prima di essere asportato chirurgicamente. Dopo l'operazione continuò le cure mediche e alternative per debellare il cancro, ma focalizzò sempre più l’attenzione sull'idea che la malattia le stesse insegnando qualcosa. 

Dopo tre o quattro mesi fece questo sogno:

"Mi sto arrampicando su una montagna molto ripida con gli altri membri del mio gruppo di cura. Arriviamo a una stretta sporgenza sulla quale c'è un albero che all'altezza di un terzo del suo tronco è cresciuto, per buona parte, in maniera innaturale. Mi ricorda il mio cancro prima dell'operazione. Mi aggrappo con forza a quella protuberanza innaturale, la uso per spingermi su fino alla successiva sporgenza della roccia e posso, così, riprendere la mia salita e affrontare la nuova tappa del nostro viaggio insieme."

Questo sogno particolarmente intenso ci mostra in maniera chiara il principio della malattia come maestro. Jeanne è in viaggio con le altre persone del gruppo del centro e usa la "protuberanza innaturale" per aiutarsi a salire fino alla successiva sporgenza della roccia in modo tale da potere continuare il suo cammino. Alcuni mesi più tardi chiese di parlarmi in privato. Quando ci incontrammo mi ringraziò del mio impegno per lei e disse di essere lieta di essersi ammalata di cancro. "Soltanto una malattia così grave avrebbe potuto frantumare quel guscio di ghiaccio che era ormai diventato il mio modo di vivere e farmene uscire. Non ho paura di vivere ancora e non ho paura di morire." Jeanne morì infatti sei mesi dopo, ma il suo passaggio avvenne nella bellezza e nella grazia perché aveva ormai integrato la morte quale momento naturale del suo cammino.

Quando rivolgiamo l'attenzione al significato della malattia il processo del sogno ci è spesso di grande aiuto in quanto iniziamo la nostra esplorazione psico-spirituale.

UN ESEMPIO DEL LAVORO CON I SE’

Il Voice Dialogue si dimostra spesso un modo particolarmente valido per esplorare la malattia. Nei primi anni settanta Sara, una donna sui quarant'anni che soffriva di dolori allo stomaco da più di tre anni, fissò un appuntamento con me. Era una donna piuttosto ricca e aveva cercato aiuto presso ospedali, gruppi medici e professionisti vari, ma non ne era derivato alcun miglioramento. La sua vita era piena di impegni e avevo il sospetto che in lei fosse presente una forte energia che la spingeva continuamente a fare. Nella prima sessione di lavoro ci dedicammo quindi all'Attivista, separandolo e dando così inizio a un Processo dell'Ego Consapevole. In questa voce il dolore di stomaco era intenso e Sara ebbe una prima sensazione di quanto ne fosse condizionata.

Dopo avere parlato nella posizione dell'Ego Consapevole per qualche minuto chiesi a Sara di spostarsi nell'altro lato della stanza, quello dell'energia dell'Essere. Dopo essersi seduta rimase in silenzio per alcuni minuti. Non ricordava altre volte nella sua vita in cui si fosse semplicemente seduta e rimasta con qualcuno senza dire nulla o organizzare qualcosa. Iniziò poi a descrivere quello che provava e che sembrava così diverso da tutto quanto avesse conosciuto fino ad allora. Le chiesi come stava il suo stomaco e rispose che non provava nessun dolore. Quando, su mio invito, tornò alla posizione dell'attivista il dolore ritornò, ma sparì subito non appena riprese posto nella energia dell'Essere. Non so chi di noi due fosse più stupito!

In pochi minuti era passata dall'idea vittimistica secondo cui il suo corpo la tradiva continuamente all'esplorazione totalmente nuova di un gran numero di sé rinnegati, tra cui l'introversione e l'energia dell'Essere, i quali erano stati respinti sistematicamente durante la sua crescita in famiglia.

"TU SEI LA CAUSA DELLA TUA MALATTIA"

Una delle idee più distruttive emerse dal movimento olistico degli anni settanta e che in qualche misura perdura ancora oggi può essere espressa così: "Tu sei la causa della tua malattia! Essendone la causa e avendone la responsabilità tu hai anche il potere di stare bene!"

Quest'affermazione è dettata generalmente da buone intenzioni. Se soffri di mal di testa e qualcuno ti convince che ne sei la causa e che se vuoi puoi portarla alla luce, allora ciò implica che tu hai il potere di guarirti.

Questo modo di pensare e questo tipo di consigli sono dannosi per due motivi. Innanzitutto è il Critico Interiore che, in genere, fa proprie queste affermazioni. I Critici Interiori sono giganti nella psiche di molti individui e quando si aggrappano a queste idee possono derivarne soltanto tempi duri.

L'altra considerazione da fare è che queste idee trovano applicazione anche a malattie catastrofiche come il cancro. Immaginate che un amico vi dica: "Hai causato il tuo cancro. Visto che sei responsabile del fatto di averlo generato hai anche il potere di curarlo." Diciamola com'è, con amici come questi chi ha bisogno di nemici? Resta il fatto che ho visto moltissimi pazienti morire nella maniera più angosciosa proprio perché avevano ricevuto questo tipo di consigli e il loro Critico Interiore li aveva fatti propri con la conseguenza che l'Attivista, per vincere la malattia, era poi diventato pazzo spingendoli sempre più duramente a riparare ai loro presunti errori.

LA VITA E LA MALATTIA COME CAMMINO

Non conosciamo le cause del cancro. Sappiamo che esistono fattori psico-spirituali che possono avere un certo peso in alcuni pazienti, ma vanno considerati anche la genetica, l'ambiente e tutte quelle ragioni che restano ancora sconosciute. E' più utile ai fini della guarigione, oltreché più elegante, dire: "Continua a sforzarti di guarire, ma allo stesso tempo proviamo a esplorare il significato della malattia nella tua vita. Pensiamo al cancro come ad un maestro. Quali porte ti ha aperto? Cosa dicono i tuoi sogni? Parliamo della tua vulnerabilità e del suo posto nella tua vita e nei tuoi rapporti familiari. Non possiamo prometterti la guarigione, ma possiamo unirci a te nella ricerca del significato di questa malattia". E' molto più elegante essere un amico piuttosto che alimentare il Critico Interiore ogni mattina con questo tipo di nutrimento!

Per Sidra e me il principio della malattia come maestro può essere applicato a tutte le esperienze della vita. Ci sono talmente tanti modi in cui la vita può destabilizzarci. Possiamo semplicemente divenire vittime di quei momenti oppure riconoscere che ogni evento destabilizzante è un'opportunità di scoperta o, come dice Sidra in maniera molto efficace, di uscire dall'angusto recipiente mentale dei nostri sé primari. La malattia ci dà l'occasione di frantumare con grazia quel recipiente piuttosto che cercare per tutta la vita di ripararne le fessure che, col tempo, si fanno inevitabilmente più grandi. 

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