Il mago di Oz

Il mago di Oz

E’ noto come secondo Jung i modelli archetipici si rivelassero in modo evidente ed importante soprattutto nei sogni e nelle fantasie, oltre che nei prodotti dell’immaginazione, tra i quali possiamo senz’altro annoverare le fiabe. Nelle fiabe il viaggio e le imprese del protagonista riflettono, secondo Jung, il processo di scoperta e di integrazione della psiche, da lui denominato processo di individuazione. La psicologia del Voice Dialogue,introdotta negli Stati Uniti dai coniugi Hal e Sidra Stone, deriva dal modello junghiano ma propone un modello di sviluppo della personalità leggermente diverso e senza dubbio più semplice. Vorrei quindi proporre la lettura in chiave psicologica di una fiaba secondo questo modello, onde mostrare come esso si possa adattare straordinariamente bene a operazioni di questo tipo. La fiaba in questione è quella, bellissima, del Mago di Oz.

Scritta da L. Frank Baum alla fine dell’Ottocento e pubblicata nel 1900, questa fiaba narra delle avventure di una bambina, Dorothy, trascinata da una tempesta insieme al suo cagnolino Toto direttamente dalle praterie del Kansas nelle quali viveva con gli zii fino a un paese incantato e abitato da strani esseri, il mondo di Oz. Dorothy, desiderosa di tornare nel Kansas, intraprende allora un viaggio verso la Città di Smeraldo governata dal potente Mago di Oz, l’unico grazie ai suoi poteri in grado di farla tornare indietro. 

La protagonista del viaggio, Dorothy, è una rappresentazione del Bambino Interiore, quella parte della personalità, o sub-personalità, che mantiene la purezza e la permeabilità del bambino piccolo, con tutte le sue caratteristiche di fragilità, sensibilità, creatività e apertura verso gli altri. Dorothy infatti è una bambina molto buona, dolce e assolutamente incapace di fare del male agli altri. Per sua fortuna, però, lungo la strada incontra degli strani personaggi che l’aiuteranno nella difficile impresa del ritorno. Il primo di questi è lo spaventapasseri, interamente fatto di paglia, che Dorothy libera dal palo nel quale era conficcato. Simpatico e chiacchierone, lo spaventapasseri ha un grande cruccio: quello di non avere un cervello. Pensa che la sua vita sia inutile senza un cervello, e vuole chiedere al Mago di Oz di donargliene uno. In realtà, nel corso dell’avventura, lo spaventapasseri agisce e pensa come un vero stratega: è lui la mente del (futuro) gruppo. 

Nell’ottica del Voice Dialogue lo spaventapasseri rappresenta il protettore-controllore, ossia quella sub-personalità che ha il compito di scrutare e di interpretare l’ambiente e le situazioni alla ricerca di risposte adattive e funzionali alla sopravvivenza. Questa sub-personalità nasce molto presto nella nostra vita con il compito di difendere il Bambino Interiore, la cui fragilità e dipendenza è totale. Si tratta di una energia molto razionale a attenta, come è logico che sia vista la gravità del suo compito. Va detto però che il protettore-controllore non si troverà ad agire da solo in questa difficile situazione. Tenderà infatti ad accorpare accanto a sé un gruppo di altre sub-personalità, tutte con l’obiettivo di fare da scudo e da difesa a protezione del Bambino Interiore. Questo team col tempo “occupa” interamente lo spazio della consapevolezza e i suoi componenti sono stati denominati dagli Stone come “Sé primari”, inteso come il complesso dei tratti e delle caratteristiche con le quali il soggetto si identifica. Parallelo a questo esiste poi il mondo dei “Sé rinnegati”,che incontreremo anch’esso ma più tardi.

In astrologia il bambino interiore è simboleggiato dalla Luna, mentre lo spaventapasseri sarebbe invece una perfetta figura mercuriale. Lo dimostrano, tra l’altro, la sua forma fisica (è alto e allungato) il fatto che la prima cosa che gli hanno creato sono state le orecchie (governate da Mercurio), il fatto che sia composto di paglia (gialla e leggera, proprio come Mercurio) e il suo rimpianto di non avere un cervello, simboleggiato anch’esso da Mercurio. Inoltre l’uomo di paglia è instancabile, sveglio, e può mutare di forma a suo piacimento, proprio come il Mercurio classico. In analogia con il protettore-controllore, inoltre, Mercurio è associato alla percezione. E’ il dono della percezione che permette all’individuo di orientarsi nell’ambiente e di saperne coglierne le richieste e i bisogni, che è esattamente lo scopo del protettore-controllore.

Ben presto comunque a questo spaventapasseri mercuriale si aggiungono altri compagni di viaggio per Dorothy. L’uomo di latta viene salvato da Dorothy mentre era bloccato dalla ruggine nel mezzo di un bosco. Creatura interamente fatta di latta, ossia di stagno, egli brandisce una grande ascia: era infatti un taglialegna, prima che a causa di un incantesimo non si fosse progressivamente tagliato tutto il corpo con la sua stessa ascia. Dei bravissimi fabbri però riuscirono a ricostruirne il corpo con la latta, mantenendolo così in vita. In questa figura di grande e indefesso lavoratore riconosciamo la sub-personalità dell’Attivista . Questa “parte” trova la sua ragion d’essere nel rimanere sempre e costantemente in attività, nel dimostrare una grande efficienza, condizione spesso indispensabile perché il bambino sia accettato ed apprezzato nell’ambiente in cui cresce. 

L’energia dell’attivista è rigida, dura, prettamente maschile, ed è ben riflessa dalla costituzione dell’uomo di latta, che è talmente rigido da doversi regolarmente oliare le giunture per non bloccarsi del tutto. Goffo e pesante, l’uomo di latta non ha nemmeno mai bisogno di riposare, cosa anch’essa tipica dell’Attivista, che se potesse lavorerebbe sempre. Questa figura appare, tuttavia, nella fiaba come contaminata da un’altra importante sub-personalità: si tratta del Gentile (o Compiacente). Il Gentile si fa sempre in quattro per soddisfare gli altri, finendo spesso per dimenticare le sue reali esigenze. In questo modo, però, fa sì che il Bambino Interiore si possa sentire accettato ed amato. Troviamo questi lati gentili nell’uomo di latta perché egli è sempre il primo a sacrificarsi e a lottare per gli altri. Tutta la sua vicenda, inoltre, che lo ha condotto a tagliarsi e a ferirsi ogni parte del corpo, nasce dal tentativo di ingraziarsi una fanciulla che doveva essere la sua sposa. Infine, l’uomo di latta si lamenta di continuo perché “non ha un cuore”, e vorrebbe ottenerlo dal Mago di Oz. Questo bisogno di avere un cuore è tipico della parte Gentile della personalità.

A livello astrologico il Sé attivista presenta caratteristiche miste di Marte e di Saturno, mentre quello Gentile, dalle energie tipicamente femminili, può essere associato a pianeti come la Luna e soprattutto Venere. Non deve stupire questo mix di energie apparentemente inconciliabili all’interno dello stesso personaggio: si tratta infatti di Sé o sub-personalità appena formate, quindi ancora fragili, insicure e soggette a contaminazioni varie. Questo nella fiaba è indicato da due fattori. Intanto, tutti questi personaggi sono praticamente appena nati: lo spaventapasseri è stato formato solo il giorno prima di incontrare Dorothy; l’uomo di latta era invece fermo e bloccato da tantissimo tempo nel bosco. In secondo luogo, entrambi vorrebbero qualcosa che non sanno in realtà di avere già: lo spaventapasseri il cervello e l’uomo di latta un cuore. Questo dimostra la loro grande insicurezza: sono dei Sé quasi neonati, che hanno ancora bisogno di tempo per formarsi e fortificarsi.

Il terzo personaggio che si aggiunge alla stravagante compagnia di Dorothy è il Leone Codardo. Per quanto grande e minaccioso esso sia, infatti, questo Leone è convinto di non avere sufficiente coraggio. Nel Voice Dialogue il Leone corrisponde alla sub-personalità del Guerriero , la cui missione è prima di tutto quella di spaventare e minacciare gli altri. Molto difficilmente, poi, egli passerà anche alle vie di fatto. Si tratta di una energia maschile molto potente che però non sempre entra a fare parte dei Sé primari: a volte gli atteggiamenti impositivi e un po’ rudi tipici del Guerriero vengono inibiti dall’ambiente e questa energia diventa allora rinnegata. 

Nella fiaba, l’attività principale del Leone non è tanto quella di combattere gli avversari, quanto di spaventarli e metterli in fuga. Ma sente comunque che gli manca il coraggio, e questo è comprensibile se pensiamo che tanto più il Guerriero è feroce e aggressivo quanto più il Bambino Interiore che ne sta “alla base” è terrorizzato. In astrologia, il Leone-Guerriero appartiene in parte a Marte, il Guerriero per eccellenza, e in parte al Sole, naturale governatore del segno del Leone. Per quanto Marte sia senz’altro il significatore più importante di questa sub-personalità bisogna dire che il suo buon rapporto con il Sole è imprescindibile se il Leone vuole recuperare il coraggio, perché solo il Sole garantisce alla personalità la sicurezza necessaria. Altrimenti sarà soltanto, comunque, un Leone o Guerriero “codardo”.

Continua (la seconda parte dell'articolo sarà pubblicata nel mese di maggio)

 

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